PROGETTAZIONE PARTECIPATA: LA COSTITUZIONE DI UN CONTESTO PUBBLICO

Intervento di  A. Giangrande al convegno organizzato da Carte in Regola “Pertecipazione, davvero” che si  è svolto al cinema  Tiziano di Roma  (11 febbraio 2014).

La validità di un processo partecipativo è spesso contestata quando il numero   dei partecipanti è scarso rispetto alla totalità dei soggetti potenzialmente interessati. Per contro è raro che i risultati del processo siano invalidati per la scarsa competenza dei partecipanti. Ciò non significa che in un processo partecipativo si debba abbandonare del tutto il principio di rappresentanza per passare a un sistema di scelta e di decisione basato sulla competenza: occorre piuttosto contemperare questi due principi, avendo bene in mente che la rappresentanza presuppone erroneamente (o, se si preferisce, utopicamente) l’uguaglianza dei partecipanti; mentre il principio di competenza, se malamente applicato, può comportare derive tecnocratiche.

Un processo di progettazione partecipata, dove entrambi questi principi – rappresentanza e competenza – hanno ditritto di cittadinanza, dovrebbe identificarsi con un processo di costituzione di un contesto pubblico (un concetto già espresso da Dewey); cioè un processo capace di “generare” una popolazione che si raggruppa intorno a un particolare problema di cui condivide una conoscenza comune che viene perfezionata e trasformata collettivamente in azione. In questo processo si riconosce che la razionalità non è un requisito del solo esperto, che ne dovrebbe custodire i canoni e le applicazioni: si tratta sempre di una razionalità di processo che coinvolge molteplici attori – esperti e non – nell’interazione, nella sperimentazione e nel mutuo apprendimento.

Questi concetti sono approfonditi, in termini teorici e pratici, nel testo completo dell’intervento.

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